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La violenza sessuale: conseguenze psicologiche e l’intervento con l’EMDR

(In Atti del Convegno Donne: dalla Violenza alla Rinascita, Senato della Repubblica Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro,  Youcanprint Self-Publishing – Tricase  -LE-)

La psicologia considera la violenza sessuale un’esperienza traumatica più o meno complessa  la cui entità e le relative conseguenze dipendono dal contesto in cui è/sono vissuto/i gli abusi, dalla gravità degli episodi (la presenza o meno di penetrazione, l'uso esplicito di violenza, dalla durata e dal tipo di abuso, dall’età della vittima,  dalla presenza al momento dell'abuso di determinate problematiche psicologiche, dalle risorse e dalle caratteristiche di personalità del soggetto abusato, dalla relazione con l’aggressore, dalle strategia di difesa utilizzate dal soggetto nel corso della violenza, successivamente e a distanza di anni, dal significato che la vittima attribuisce agli eventi, dalla  possibilità di condividere l’accaduto, dal  sostegno emotivo ricevuto  nell’immediato e in seguito, da  ulteriori esperienze  negative che possono aver peggiorato la situazione).

Nel complesso la violenza sessuale sulla donna destabilizza, disorienta e confonde la sicurezza come persona e come genere femminile, interferendo nel vissuto esistenziale del quotidiano e nel progetto futuro della vita di coppia e della famiglia.

TESTIMONIANZE

MARTA una giovane adulta di 30 anni ricostruisce nel contesto della psicoterapia la storia della propria sessualità, che le impedisce di stabilire un sereno, equilibrato e permanente rapporto di coppia anche a seguito dell’ultimo insuccesso nella relazione di coppia. Possiede un corpo rigido, dolorante e contratto in modo particolare riguardo al bacino e alle gambe. La rigidità e la mancanza nel percepire le sensazioni delle parti del corpo si presentano come una difesa al dolore fisico sempre presente, di giorno e di notte. Desidera morbidezza, fiducia in se stessa, nella relazione con se stessa e da parte di un partner; ha bisogno di essere protetta ed amata, per vivere la vita in modo diverso rispetto al passato, ma non sopporta la fragilità degli uomini.

Soprattutto ha paura di lasciarsi amare, perché ritiene di non essere degna di “essere amata”.

Marta ripercorre, nel corso della psicoterapia, partendo dalle difficoltà del presente, quale è stato il suo approccio con la sessualità, gli episodi che l’hanno portata a vivere l’angoscia e a disprezzare se stessa ed il suo corpo, utilizzando modalità disfunzionali come le azioni ossessive nella pulizia, perché si sentiva “sporca”, insieme agli eventi che hanno caratterizzato la relazione di “attaccamento” con la madre e il padre, nonché il rapporto con i propri fratelli:

- a 4-5 anni a seguito del commento dell’amico di mio padre “sei bella, hai belle gambe” ho pensato di tagliarmi le gambe;

- a 6-7 anni sono stata spaventata quando lo zio si è chiuso nella stanza con la cugina a casa della nonna;

- a 12 anni ho subito un abuso sessuale da parte del cugino a casa della nonna (ho imparato a dire “ti amo” e compiacere i desideri maschili);

- a 12-13 anni sono stata “perseguitata” telefonicamente da parte dello psicologo con richieste sessuali;

- a 13-14 anni sono stata abusata da un ragazzo sconosciuto;

- verso i 25 anni ho avuto una storia affettiva con un uomo, ho abortito. Successivamente dopo avermi ricercata, mi ha costretta a raggiungerlo in un albergo dove sono stata picchiata e disprezzata. Per fortuna sono riuscita a fuggire …..;  Nel corso dell’ultima  esperienza di coppia fallita ho vissuto la paura, la confusione,  il senso di impotenza e mi sento sempre in pericolo. Sono senza energia e “ho voglia di morire”

I miei genitori si sono separati improvvisamente quando io avevo 20 anni: con loro ho vissuto il vuoto per non essere stata amata, apprezzata, considerata ed ascoltata: mia madre è il modello della perfezione e della fragilità della figura femminile, mio padre quello del potere della figura maschile sulla donna.

ALESSANDRA è una donna di 50 anni che soffre di attacchi di panico da 18 anni. Nel passato dopo avere seguito una cura farmacologica ha affrontato una psicoterapia che l’ha aiutata a superare le difficoltà che incontrava nel prendere l’ascensore, nel vivere meglio il suo lavoro in ospedale, nell’essere più autorevole con le amiche e con i colleghi nonché nel seguire la crescita dei due figli.

Ha un partner che soffre di eiaculazione precoce e che si arrabbia facilmente, diventa iroso ed aggressivo, bestemmia quando Alessandra si rifiuta di prendere l’iniziativa nel rapporto sessuale.

Comunque mio marito è “padre padrone” che non ascolta alcuno …in fondo gli devo volere bene, è colpa mia se non trovo il modo di dimostrarglielo …..ma non ci riesco…….

Nella elaborazione del  vissuto del “senso di solitudine”  Alessandra, ritorna all’adolescenza quando, da capace alunna, diventa svogliata, senza voglia di studiare, non riesce concentrarsi, diventa trasgressiva (ruba le merende con alcune amiche) e successivamente ritorna alla bambina di 11 anni, quando veniva abusata sessualmente da un ragazzo di 14 anni, prima a casa propria mentre faceva i compiti e poi sul prato di fronte a casa sua: emergono allora  le origini dei vissuti della rigidità del corpo,  della diffidenza, della mancanza di fiducia nelle persone, della delusione, dell’abbandono e della solitudine nei confronti dei genitori, della tristezza di non essere amata e di non meritare  l’amore, della rabbia e soprattutto della vergogna di lascarsi andare nel rapporto intimo.

Per 40 anni quella bambina ha tenuto il segreto della violenza sessuale subita e a 50 anni l’adulta si è resa conto che ha la propria storia degli abusi continua ancora nel presente con il vissuto di una sessualità senza comprensione e complicità affettivo – emotiva che si esprime nel quotidiano attraverso il malessere e l’insicurezza del proprio corpo.

MARIA di 40 anni chiede sostegno psicologico per problemi di coppia: si sta separando dal marito, il quale perpetua azioni violente ed aggressive nei suoi confronti, nonostante sia stato lui volontariamente ad andarsene dall’abitazione dei suoceri, dove la famiglia viveva.

Nella costruzione della propria storia, Maria, riporta le sofferenza dei due aborti provocati dalle azioni violente del partner e il vissuto dei primi due anni di vita con il figlio nell’abitazione dei genitori, che le chiedevano di sopportare il carattere impulsivo e violento del marito, in quanto nonostante tutto era il padre biologico del figlio: soprattutto la solitudine vissuta con gli aborti, la svalutazione ed il disprezzo nei confronti del proprio corpo nel corso delle gravidanze, espressioni verbali ed atteggiamenti offensivi  nel modo di essere donna e madre e la paura sia per la propria integrità fisica e di quella del figlio anche nel corso della separazione.

GABRIELLA non ha superato il trauma di quel pomeriggio, FRANCESCA di quella notte a casa di amici, KETTY mentre percorreva la strada per tornare alla propria abitazione, CARMELA in vacanza, BRUNA davanti al portone di casa. Durante lo stupro, “non abbiamo detto di no, ma non sapevamo cosa fare. Eravamo come congelate” e vivevamo la sensazione di irrealtà, di essere altrove, senza emozioni. “Ci sentiamo in colpa per non aver lottato, ci vergogniamo e preferiamo non parlare dei nostri episodi ad alcuno”.

Ora “condividiamo la nostra vita con un parassita che ha eroso la nostra capacità di formare amicizie, di fidarsi del prossimo e di avere una relazione affettiva sana”.

Siamo spesso nervose, agitate e abbiamo problemi a dormire da sole la notte senza alzarsi diverse volte per controllare …di aver chiuso bene la porta, non passiamo più per quella strada e ci guardiamo dietro mentre camminiamo, preferiamo non andare in vacanza …..”

Per noi gli uomini sono tutti dei codardi.

Quindi, alla luce di queste testimonianze e di numerose altre qui menzionate, le violenze sessuali divengono esperienze traumatiche che causano una molteplicità di conseguenze psicologiche, emotive, somatiche e comportamentali e che investono la globalità della persona.

Le reazioni emotive delle violenze sessuali si possono esprime all’evento subito e successivamente nel tempo con improvvise reazioni di shockal contatto fisico, umiliazione, paura, tristezza, depressione, angoscia, vergogna, senso di colpa e di impotenza.

I comportamenti disfunzionali che ne conseguono riguardano principalmente l’apatia, la difficoltà di concentrazione e di attenzione, l’instabilità emotiva, l’ansia, l’abuso di alcol, droga e psicofarmaci, la sfiducia nelle persone e di se stesse, la sensazione di sentirsi sporca ed inadeguata nel corpo e la trascuratezza personale.

Nel tempo, i disturbi e le conseguenze degli abusi sessuali nelle donne si esprimono con  attacchi di panico, fobie, depressione-suicidio, disturbi alimentari, del sonno, psicosomatici, disturbi fisici cronici  (dolori addominali, disturbi intestinali, allo stomaco, nausea, mal di testa, dolori alla schiena e alle spalle), atteggiamenti compulsivi nello  sfinire il corpo con lo sport e/o il lavoro, la dipendenza da droghe e psicofarmaci e disfunzioni sessuali quali, assenza di desiderio con evitamento dei rapporti sessuali, anorgasmia con  difficoltà o impossibilità di raggiungere l’orgasmo durante i rapporti, vaginismo con impossibilità nella penetrazione, coesistenza di  sensazioni piacevoli con le sensazioni spiacevoli, oppure assenza di sensazioni piacevoli nelle fasi del rapporto sessuale, disturbi dell’eccitazione e difficoltà nel percepire le sensazioni del corpo, difficoltà a tenere distinti l'affetto dal sesso, oppure un uso promiscuo e non ponderato del proprio corpo.

La violenza e l’abuso sessuale rientrano nelle esperienze traumatiche, all’interno delle quali il trauma viene vissuto come una minaccia all’integrità psicofisica e alla sicurezza personali.

Come il cervello umano reagisce alle violenze sessuali

Alla percezione del pericolo il sistema nervoso si attiva, determinando una reazione di lotta o   di fuga oppure di freezing, necessarie all’adattamento dello stress.

Il sistema limbico, quale parte filogeneticamente antica del cervello umano, interviene nell’elaborazione dei comportamenti quale reazione della paura ed in difesa della sopravvivenza della specie, elaborando emozioni e manifestazioni vegetative che ad esse si accompagnano, coinvolgendone  i processi di memorizzazione (Il cervello trino di P. MacLean 1984D/ 1970/1990).

La violenza sessuale è accompagnata da intensa paura, orrore e da un senso d’impotenza, che può portare allo sviluppo del disturbo post-traumatico da stress (PTSD) (Kring, Davison, Neale & Johnson, 2008): per lungo tempo anche dopo che il pericolo è cessato, le persone traumatizzate rivivono l'evento come se si verificasse nel presente, nel corso della vita normale.  L’episodio traumatico irrompe spontaneamente nella coscienza sotto forma di flashback nella veglia e di incubi nel sonno; piccoli eventi insignificanti possono evocare queste memorie, che ritornano con la forza emotiva dell'evento originario. Le memorie traumatiche come le violenze sessuali soprattutto ripetute nel tempo, non si trovano sotto forma di ricordi accessibili verbalmente ma molto spesso vengono immagazzinate in una zona del cervello, dove non possono essere recuperati, se non sotto forma di sensazioni vivide e di immagini.

Nel PTSD l’intrusione, l’evitamento, l’hyper arousal, il numbing o stato di coscienza simile allo stordimento e alla confusione, gli incubi notturni sono vissuti che si presentano anche nelle donne che subiscono violenze sessuali episodiche e/ripetute nel tempo.

La neurobiologia del trauma, i più recenti studi e le attuali ricerche sulla VIOLENZA SESSUALE confermano che il cervello, attivando il circuito della paura quale risposta difensiva al pericolo stesso, mette in atto il congelamento (“Io non ho detto di no, ma non sapevo cosa fare. Ero come congelata”), la dissociazione (la sensazione di irrealtà, di essere altrove, scollegati dalle emozioni) e l’amnesia (cancellazione di parti o in toto dell’episodio).

Nel corso di una violenza sessuale, nei circuiti del cervello domina la paura. La corteccia prefrontale potrebbe risultarne gravemente compromessa, e potrebbero rimanere attivi solo riflessi automatici ed abitudini: nel congelamento l’amigdala segnala al tronco cerebrale di inibire il movimento in modo automatico e indipendente dal controllo cosciente e contemporaneamente al congelamento, il circuito cerebrale della paura scatena un’ondata di neurotrasmettitori che generano stress nella corteccia prefrontale, compromettendo la sua funzione di trovare informazioni nell’ambiente e modalità adeguate per fuggire dal pericolo.

La dissociazione quale modalità di difesa si esprime con il vissuto della   sensazione di irrealtà, di essere altrove, e lo scollegamento dalle emozioni. Successivamente alla violenza sessuale, nel tempo, l’episodio può essere cancellato dalla consapevolezza mentale della persona attraverso il meccanismo dell’amnesia quale modalità di difesa delle sofferenze vissute, dimenticato in parte o con ricordi confusi e settoriali.

Il trauma sessuale nella donna

Le testimonianze presentate confermano l’approccio clinico riguardo la sessualità umana di entrambi i generi, una sessualità intesa come estensione globale della personalità, nelle sue componenti affettivo-emotive, corporee e sociali.

Pertanto le ferite inferte dalla violenza sessuale,  soprattutto se si perpetua nel tempo con inizio in età infantile e adolescenziale, cambiano la condizione di vita della  persona stessa, un cambiamento debilitante, che interferisce negativamente nella sicurezza personale e che  crea problemi che riguardano la sfera emotiva con persistenti sintomi depressivi, esplosioni di rabbia repressa ed aggressione, che si alternano con il blocco o la perdita della  potenza sessuale con disturbi nella percezione consapevole della realtà, la depersonalizzazione (sentirsi estrani a se stessi), la ruminazione, l’auto-percezione distorta, le alterazioni nella percezione di chi perpetua la violenza,  la modalità di relazionarsi  , le modifiche dei sistemi intenzionali, l’esasperazione del sentimento di disperazione e la somatizzazione ( Herman J. 1992).

Elaborazione dei traumi sessuali

Il superamento della violenza sessuale richiede alla donna l’elaborazione del trauma stesso nei vissuti del CORPO (sensazioni- emozioni), degli AFFETTI (il concetto di amore), delle CONVINZIONI (definizione di sé) e delle RELAZIONI SOCIALI (il ruolo).

L’elaborazione del trauma richiede l’intervento dello psicoterapeuta competente in sessuologia e traumatologia, in quanto i traumi sono di tipo complesso, come da testimonianze presentate e per una buona percentuale di donne che hanno vissuto abusi e violenza sessuali.

L ‘obiettivo della psicoterapia è ridare alla donna, che ha subito violenze sessuali, una positiva percezione del proprio corpo, un’immagine mentale soddisfacente di sè stessa e della propria femminilità, sicurezza, dignità e valore nei contesti sociali.

Il primo compito del terapeuta è quello di garantire che la psicoterapia si svolga in situazione di sicurezza per la paziente perché nessun tipo di terapia può essere efficace, se il paziente vive in un ambiente che non sente sicuro.

Il terapeuta dovrà quindi lavorare in stretto contatto con i membri della famiglia di appartenenza, con altri operatori (magistrato, psichiatra, assistenti sociali) per poter garantire al paziente la sicurezza. E' fondamentale la partecipazione del paziente a questo piano, nell'ottica di ristabilire il potere che è stato annullato dal trauma.

All’interno di qualsiasi prassi psicoterapeutica, l’applicazione dell’EMDR è una metodologia efficace per elaborare anche i traumi sessuali, eventi occasionali di abuso e quelli complessi e perpetuati nel corso della vita. (Lasciare il passato nel passato, Francine Shapiro 2012).

L’ EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing -Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari-) è una terapia denominata anche la "tirannia della parola", utilizzata per entrare in contatto con il mondo del paziente"(Van der Kolk.).

Con L’EMDR si parte dal presupposto che l’impatto emotivo  delle esperienze traumatiche può bloccare il sistema innato di elaborazione delle informazioni di cui siamo dotati e il suo  ruolo  è quello di stimolare la capacità naturale di ricostruzione dell’evento in tutte le sue forme (emotive, cognitive e corporee),  in modo tale che venga  integrato in modo funzionale nella storia di vita della persona, al fine di  neutralizzare e portare ad una risoluzione adattiva, i ricordi di esperienze traumatiche, che stanno alla base di disturbi psicologici attuali del paziente.

Nel corso delle varie fasi di una seduta di EMDR, i ricordi disturbanti del passato hanno un'alterazione: l'immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, le cognizioni del paziente diventano più adattive dal punto di vista terapeutico e le emozioni e le sensazioni fisiche si riducono in intensità. Si vive il ricordo dell’esperienza traumatica nel passato, si sente che quel ricordo fa parte del passato e che nel presente migliorano l’umore, la prestazione e l’autovalutazione personali.

Sintesi delle fasi del percorso psicoterapeutico nelle violenze sessuali femminili con l’integrazione dell’EMDR

PRIMA FASE

Le azioni: la conoscenza, l’accoglienza, la relazione di fiducia, la sicurezza, il contenimento delle emozioni, preparazione della terapia con EMDR e relativa spiegazione sulla metodologia e della sua funzionalità.

Gli obiettivi:

  1. la sicurezza della vittima di violenza sessuale. Il programma della sicurezza viene concordato con il paziente, in sincronia con le altre figure professionali e di sostegno.
    Il momento più pericoloso della relazione abusiva è quando il perpetratore percepisce che la vittima sta davvero per lasciarlo, oppure lo ha già lasciato, quando è incinta. Il modo migliore per tutelare la vittima è fare in modo che lui non abbia accesso a lei.
  2. individuazione dei sintomi del presente che impediscono il vivere nel quotidiano della paziente con psicoeducazione.
  3. individuazione delle risorse, dei punti di forza delle risposte adattive della paziente di fronte alle problematiche del presente, con relative aspettative di cambiamento, installazione delle risorse con il protocollo EMDR; 
  4. il contenimento delle emozioni e la riduzione dell’iper-arousal, attraverso le tecniche di rilassamento, la creazione del posto sicuro e del luogo di incontro delle parti, l’orientamento temporale al fine di dare maggiore stabilità alla persona;
  5. individuazione delle modalità per riprendere cura di sé stessa nel quotidiano ed installazione delle risorse-successi con il protocollo EMDR.

SECONDA FASE

Individuazione dei target (gli episodi traumatici) connessi ai sintomi attuali attraverso:

  1. la raccolta della storia degli abusi sessuali all’interno della storia personale e familiare, la qualità della relazione di attaccamento con le figure parentali e familiari, la modalità nella costruzione dell’immagine di sé stessa, le esperienze affettive e le convinzioni legate all’amore, la salute fisica ed eventuali patologie presenti e/o risolte;
  2. il collegamento, connessioni e significati degli episodi disfunzionali del presente con quelli del passato (psicoeducazione)
  3. il confronto e la scelta concordata degli episodi disfunzionali da elaborare con il protocollo EMDR.

TERZA FASE: elaborazione degli episodi traumatici con il protocollo EMDR (@ HAP – Europe):

2. Ricordo Traumatico e l’immagine peggiore
3. Cognizione negativa (CN)       
4./5. Cognizione Positiva (C P) - Veridicità -Validità della cognizione positiva. Emozioni e sentimenti. Unità Soggettiva di Disturbo (Scala 0-10). Sensazione Corporea e localizzazione
6. Desensibilizzazione/Rielaborazione con stimoli alternati
7. Installazione della Cognizione Positiva
8. Scansione Corporea
9. Chiusura e Rivalutazione

Dott.ssa Maria Zampiron
Psicologo/psicoterapeuta/sessuologo
SITO WEB: www.drssamariazampiron.it

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